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Nocciole: economia a rischio, scende la domanda.

Martedì 05 Agosto 2008 01:00 amministratore
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Poca lungimiranza e sfruttamento esasperato potrebbero essere le causa di una crisi annunciata della nocciole. In questi giorni c'è un intenso movimento sulla produzione delle nocciole, c'è preoccupazione per il futuro, si costituiscono tavole rotonde per discutere gli interventi, ma alla base c'è un tentativo di voltare pagina senza affrontare le cause che hanno dato il via ad una crisi economica che potrebbe durare nel tempo non solo a Caprarola ma nel mondo.

L’incontro bilaterale tra Unione Europea e Turchia sul mercato delle nocciole si è tenuto quest’anno a Reus, una zona a forte vocazione corilicola della Spagna.
Si tratta di un appuntamento importante per il comparto, organizzato dalla Commissione Europea con gli operatori del settore per cercare di evitare le gravi crisi di mercato che hanno caratterizzato il settore fino alla prima metà degli anni ’90; in questo contesto, la Turchia è un interlocutore fondamentale, essendo il più forte produttore ed esportatore mondiale di nocciole.
Alla riunione hanno partecipato rappresentanti della D.G. Agricoltura e D.G. Sanità della Commissione Europea; da parte europea sono intervenuti rappresentanti della produzione del Copa-Cogeca di Italia, Spagna e Francia, i tre principali Paesi produttori (Coldiretti era l’unica organizzazione italiana presente, il che testimonia l’interesse delle altre Organizzazioni verso questo settore!), dell’industria dolciaria aderente a Caobisco e del commercio associata a Frucom; da parte turca, invece, erano presenti i massimi dirigenti dei Ministeri del Commercio estero, del Tesoro, dell’Agricoltura e dell’Industria, nonché rappresentanti del commercio privato, quali Tmo, Fiskobirlik, Unione degli Esportatori del Mar Nero e di Istanbul. Il problema maggiore, difficile da gestire, è probabilmente dovuto all'eccessiva produzione e soprattutto alle nuove e in costante crescita piantagioni nei paesi in cui i costi di produzione sono nettamente inferiori a quelli italiani. Ma questo lo si sapeva già ed era un allarme intrascurabile.
Tuttavia nulla di concreto si è fatto in questi anni per migliorare la produzione, perseguire un prodotto di qualità, una identificazione geografica così come in altre zone italiane come Giffoni e Piemonte dove sulla nocciola si imperniano nuove economie e nuovi indotti. Senza poi considerare il rischio Turchia che ad oggi è il maggior produttore mondiale con il 70% pari a circa 600 mila tonnellate, mentre l'Italia produce il 14%.
Di questo abbiamo già parlato tempo fa in questo Blog e dai dati emergeva veramente il timore verso il mercato turco che ogni anno immagazzina migliaia di tonnellate di nocciole, pronte per essere immesse sul mercato internazionale con una ripercussione economica inimmaginabile: uno stoccaggio di 330 mila tonnellate, pari a poco meno della metà della produzione mondiale 2007, il cui utilizzo non è ancora ben chiaro.
Se non è sufficiente questo a tenere il fiato sospeso, allora passiamo alla previsione della produzione 2008 che vede un incremento del 20/25 % che potrebbe far saltare la produzione turca a 850 mila tonnellate.
Inoltre la Coldiretti ha sottolineato il fallimento del programma di riconversione delle superfici investite a nocciole, sul quale in passato il governo turco si era impegnato a fronte dei notevoli finanziamenti ricevuti dalla Banca Mondiale per sostenere la riforma della propria agricoltura.
E non finisce qui... Per il 2008, la domanda mondiale è inferiore all'offerta, probabilmente per le nuove produzioni in altri paesi non per ultimo la Romania dove molti caprolatti hanno investito per incrementare la produzione senza rendersi conto che un aumento eccessivo porterebbe, appunto, ad una diminuzione della domanda con il conseguente crollo dei prezzi.

Cosa fare quindi?
Ecco che pullulano le tavole rotonde, gli incontri per far fronte alla crisi della nocciola.
Coincide con il periodo il 7°Congresso internazionale sul nocciolo svoltosi a Viterbo dal 23 al 27 giugno,
Il 28 luglio a Vignanello, ma soprattutto il tavolo regionale indetto per il 7 agosto dall'Assessore della Regione Lazio Daniele Valentini.

Gli altri cosa fanno?
Intanto a Giffoni, fin dal 2004, si è costituita la Città della Nocciola, Associazione nazionale delle Città della nocciola.
Ne fanno parte quei paesi e quelle città produttrici di nocciole le cui comunità sono dedite alla coltivazione, alla lavorazione o alla commercializzazione del prodotto con denominazione di origine.
All'associazione possono legarsi anche quei comuni che conservano la storia, la tradizione o la cultura del frutto. Memoria e ambiente trovano in questa nuova formula di valorizzazione, l'opportunità per favorire un turismo eco-compatibile e bilanciato nella prospettiva della crescita e della riscoperta gastronomica, medica, estetica delle proprietà della nocciola.
Sono oltre 800 le città italiane coinvolte nella produzione di nocciole, ma non tutte le aree interessate hanno ricevuto riconoscimenti di qualità. Solo i comuni del Piemonte e della Campania, due Igp, hanno intrapreso questo percorso.
Ciò che distingue i territori che hanno scelto di diventare città della nocciola, è la consapevolezza che la propria identità culturale proviene da questo frutto, che la storia della gente dei luoghi della nocciola ne è stata storicamente condizionata, sia nell’ottica delle dinamiche del lavoro che dell’emancipazione e della trasformazione delle relazioni sociali ed economiche.
Tutte motivazioni che trasformano luoghi semplici e a volte ancora sconosciuti in perfette unità sensoriali con un effetto imprevisto di amplificarne una fisicità tattile, storico-culturale, e turistica.
L'Associazione si propone di
intraprendere progetti di tutela della nocciola attraverso politiche di sviluppo eco-compatibile della corilicoltura, difesa delle tipicità, dell’autenticità e della qualità del frutto
di affrontare piani di marketing e di divulgazione delle conoscenze legate al frutto, perché ciò costituisca una valorizzazione delle risorse naturali ed economiche delle aree interessate a questa coltivazione.
a diventare anche un’opportunità per l’emancipazione del turismo enogastronomico e naturale
Stimolare gli enti locali, nella promozione e difesa delle risorse paesaggistiche, ambientali, culturali,
Effettuare una mappatura delle aree geografiche in cui è presente la nocciola, approfondendo studi sulla diffusione del frutto in Europa e nel mondo Ideare e coordinare manifestazioni promozionali sulla nocciola italiana
Organizzare tavoli di incontro adeguati con gli enti associati, istituzioni pubbliche e private Realizzare carte turistiche, guide, percorsi didattici (rivolti a scuole, gruppi di lavoro, escursionisti), percorsi gastronomici, eventi fieristici nazionali e internazionali, attività editoriali (pubblicazioni, manuali, opuscoli illustrativi, video-documentari).
Lavorare all'individuazione, al riconoscimento e alla promozione di marchi d'origine protetta Favorire l'attività commerciale Stringere patti o gemellaggi con enti ed organizzazioni di carattere internazionale.

Cosa dire? Che a favore di un comparto agricolo ed economico così importante non è stato fatto nulla negli ultimi 20 anni e che forse la volontà è proprio quella di mantenere un territorio dormiente, senza pretese, senza interesse, senza progetti né ambizioni perché l'agricoltore deve pensare alla sua produzione.
E se "la Crisi" dovesse veramente farsi sentire?
Nessun problema: potrebbero arrivar a pioggia milioni di euro per sostenere il "mancato guadagno" e tenere a bada gli agricoltori; si ma per quanto tempo ancora?

Di Admin (del 05/08/2008 @ 12:44:03, in AGRICOLTURA, linkato 804 volte fino al 31/12/2010)

Commenti
# 1
L'europa, grazie anche alle nostre tasse, distribuisce milioni di euro agli agricoltori.. questo serve per non "intensificare" le colture o, addirittura, lasciare terreni incolti..

Questo è.. sembra che tutti i mali vengano dall'europa, ma che tutti i governi pur usandola a giustificazione dei loro fallimenti non fanno altro che approvare nel palazzo la progressiva perdita di sovranità nazionale.. Poche settimane fa il parlamento ha ratificato il trattato di lisbona.. ovvero la costituzione europea in forma piu' "digeribile" visti i NO dei referendum (laddove i cittadini hanno potuto esprimersi..).
Anche la Lega Nord, che ha raccolto migliaia di voti predicando contro l'europa, ha votato il trattato.. che dire.. dicono una cosa in piazza e ne fanno un'altra nel palazzo..
Ma tanto hanno un'arma invincibile.. la gente si divide nel "derby" politico di sinistra destra e, con questo finto conflitto esasperano gli animi e prendono consensi... quando qualcuno inizierà a svegliarsi e scoprirà che le neo-dittature non hanno piu' un dittatore, ma due che fanno finta di litigare, allora forse inizieremo a riprenderci le nostre libertà.
Di  Geronimo (inviato il 18/08/2008 @ 09:29:05)

 

Ultimo aggiornamento Domenica 02 Gennaio 2011 10:56

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