Se non si stoppa il "Decreto Ronchi" presto potremmo essere costretti a raccogliere l'acqua piovana per evitare di pagare bollette salatissime, almeno da come stanno andando le cose, ma... siamo sicuri?
Secondo il comma 1 dell'articolo 15 del decreto modifica l'articolo 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133, è ora previsto che la gestione dei servizi pubblici locali sarà conferita “in via ordinaria” attraverso gare pubbliche a società miste e la gestione in casa (a totale capitale pubblico) sarà consentita soltanto in deroga “per situazioni eccezionali” e dietro parere preventivo dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato.
Il metodo ordinario di conferimento dei servizi pubblici locali sarà quindi la gara e il ricorso alla società mista dove il privato, individuato mediante procedura ad evidenza pubblica, dovrà essere socio operativo con una quota di partecipazione non inferiore al 40%. Ma a parte l'ingiustificato passaggio gestionale a privati, il vero timore è che l'affidamento ai privati del servizio idrico (pur mantenendo pubblica la proprietà della rete), possa portare ad un incremento ingiustificato delle tariffe come avvenuto già in molte zone d'Italia.
Ora, evitando di pubblicare tutto il testo dell'articolo 23 bis, e di andare a spulciare le ambiguità in esso contenute che potrebbero favorire coloratissime interpretazioni da ogni ente locale, c'è da dire che quanto pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il decreto il decreto legge 135/09 di fatto è già in vigore e quindi presto i Comuni saranno costretti ad effettuare gare per l'affidamento del servizio idrico.
Il nostro Sindaco, che contrariamente a molti dei suoi colleghi della Tuscia si è più volte rifiutato di trasferire la gestione idrica alla Talete, discussa società in precario equilibrio economico, ha dovuto cedere manifestando, per costrizione legislativa, la disponibilità a quanto previsto dal suddetto decreto.
Quindi anche Caprarola potrebbe piegarsi alla volontà di una società privata che farà sicuramente il bello e cattivo tempo gestendo direttamente le tariffe che crederà più opportuno applicare.
Per Caprarola la situazione potrebbe essere più critica perché, a differenza di altri Comuni, l'approvvigionamento idrico avviene direttamente nel lago di Vico dove già esiste il grave problema dell'alga rossa, e probabilmente un inquinamento da metalli pesanti. Inevitabilmente, la società privata si troverebbe costretta ad affrontare costi molto elevati per la gestione di filtri potabilizzatori, o addirittura per la costruzione di nuovi pozzi, e quindi si presume un ulteriore incremento delle tariffe.
Ma, sempre secondo la nuova legge, la rete idrica potrebbe rimanere pubblica e la distribuzione privata...
Non sarà mica la "vigna dei minchioni"?
Già, perché il rischio maggiore potrebbe essere un ulteriore aggravio dei costi poiché, se la rete rimane pubblica, il Comune potrebbe essere costretto a sopportare i costi di manutenzione straordinaria mentre la società privata incasserebbe i soldi, quindi ci troveremmo a dover pagare due volte: più tasse per la manutenzione straordinaria, e bollette più salate.
L'unico dubbio in tutta questa storia, che ha mobilitato centinaia di migliaia di cittadini italiani, è che il Governo stia interagendo con gli italiani inviando imput negativi per poi rispedirgli imput positivi dopo il clamore inevitabilmente suscitato.
Insomma è come il gatto che gioca col topo, così come potrebbe essere avvenuto con la nuova proposta di legge sulla caccia che era "assolutamente" improponibile ed inaccettabile ed infatti, alla fine, la ministra Prestigiacomo ha confermato: nessun cambiamento della vecchia legge, rimane tal quale eccetto uno spostamento "solo per alcune regioni" sia dell'apertura che della chiusura.
Intanto, noi, cominciamo a farci sentire perché secondo quanto avvenuto nel Comune di Torino, una delibera di iniziativa popolare, approvata in Consiglio Comunale sottoscritta da 12.000 cittadini su iniziativa del Comitato Acqua Pubblica, ha permesso l'inserimento nello Statuto del Comune il testo: "In osservanza della legge, la proprietà delle infrastrutture e delle reti del servizio idrico integrato è pubblica e inalienabile.
La Città si impegna per garantire che la gestione del servizio idrico integrato sia effettuata esclusivamente mediante soggetti interamente pubblici".
Perché non potremmo farlo noi che abbiamo una inesauribile fonte idrica e che potremmo gestirci autonomamente come abbiamo fatto fino ad oggi, e soprattutto evitando di farci succhiare il sangue da affamate sanguisughe?
Se tuttavia ciò non fosse possibile, perché non ci organizziamo per raccogliere l'acqua piovana in una megacisterna?
Sicuramente avremo meno costi, acqua più pilita, gestione trasparente.
Commenti fino al 31/12/2010
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