Caprarola, la perla dei Cimini, ricca di risorse naturali ed architettoniche, il luogo delle meraviglie, bla, bla, ba... Un gran parlare di Caprarola ma un gran parlare non aiuta a crescere, tutt'altro. In questi ultimi anni, a dire il vero,
le uniche note positive e apprezzamenti sullla città vengono esternate da turisti, forestieri, cittadini delle comunità locali della bassa Tuscia.
I Caprolatti, a ragione, hanno preso l'abitudine, come luogo comune, di svestire Caprarola mettendo a nudo solo gli aspetti peggiori che poi non sono così peggiori di tanti altri comuni o città italiane. Ecco quindi che sempre più spesso ci raccontiamo che il paese non offre niente, che i giovani vanno alla deriva, che non si fa cultura che nessuno fa niente.
Già, nessuno fa niente. Non sarebbe più giusto dire che nessuno fa niente per niente? Perché se dobbiamo pensare elle nostre personali aspettative in termini di un qualche rendiconto, non riusciremo mai a rivaltuare e a rivalutarci. Si perché in una comunità, se tale deve essere considerata la nostra, non ci si stà individualmente ma per gli interessi comuni così come avveniva un tempo quando all'interno delle fortificazioni si sviluppava una forza ancora più resistente delle fortificazioni stesse. La comunità coniava il motto "tutti per uno, uno per tutti" e ciò rappresentava il nervo che stringeva in forza ed univa profondamente. Che fine hanni fatto quella forza, quell'unità, quell'orgoglio che rende fiera la gente delle proprie radici?
Guardiamoci intorno, siamo obiettivi e mettiamo su un piatto della bilancia le potenzialità che gratuitamente il nostro territorio ci offre e sull'altro piatto mettiamo il rispetto che abbiamo offerto in cambio, il nostro impegno per salvaguardare e migliorare un bene prezioso fatto di natura di caratteristiche architettoniche e urbanistiche, la stretta vicinanza con la capitale, un'oasi sostanzialmente ancora intatta e lontana da delinquenza e da quelle pericolose contaminazioni metropolitane. Aspetti preziosi difficilmente riscontrabili altrove ma che non abbiamo saputo apprezzare... Che non sappiamo apprezzare. Forse nessuno ce lo ha insegnato e ciò è grave ma ciò non ci discolpa della nostra individuale indifferenza, della violenza che abbiamo inflitto al nostro territorio. Non parlo di violenza edilizia o naturalistica, ma di quella violenza nascosta terribilmente devastante fatta di indifferenza e disgregazione sociale.
Lo so, sono parole pesanti e taglienti ma non potrei usare termini più appropriati. Del resto un caprolatto che ama il proprio paese non può sottrarsi dall'esternare la rabbia pensando che in assenza di una inversione di marcia perderemo la nostra identità, il nostro futuro e, ancor più grave, il futuro dei nostri figli.
Se molte delle responsabilità vanno necessariamente attribuite alle amministrazioni che hanno guidato Caprarola, ree di aver preferito uno sviluppo edilizio invece che culturale o ancor peggio di non aver fatto evitando di rischiare, tante altre vanno imputate ad ogni singolo cittadino.
Pensiamo a come ribaltare questa stasi, diamoci da fare e se necessario ribelliamoci così come fanno in quelle comunità UNITE dove solo con il consenso dei cittadini si decide lo sviluppo e la crescita del paese. Proponiamo, chiediamo, suggeriamo e se necessario pretendiamo di migliorarci.
Caprarola ha tante potenzialità: non perdiamole e soprattutto non perdiamoci ma ritroviamoci. Lasciate un commento e diffondete il senso di queste considerazioni.
Per Caprarola